Una lanterna sul lago: lettera dal mio esilio

Una lanterna sul lago: lettera dal mio esilio

Vi scrivo dalla riva di un lago che non ha nome, almeno non per me. Il sole sta scendendo dietro le colline e l'acqua si accende di rame, poi di rosa, poi di un viola che somiglia a un respiro trattenuto. Ho acceso una piccola lanterna di carta e la tengo tra le mani come si tiene una promessa: con delicatezza, perché è fragile, e con ostinazione, perché non voglio che si spenga.

Questa solitudine l'ho scelta io, eppure certe sere mi pesa più di quanto avessi immaginato. La chiamo esilio, perché è così che la sento: un paese lontano da tutto ciò che conoscevo, dove nessuno mi chiede di cantare e dove le canzoni di prima, se provo a intonarle, suonano come vestiti diventati troppo stretti. Il silenzio qui non è vuoto. È pieno di piccole cose che prima non sentivo: il fruscio dell'erba, il richiamo lontano di un uccello che torna al nido, il battito del mio cuore quando smetto di correre.

Mi sono fermata. Non perché fossi stanca di cantare, ma perché avevo paura di continuare a farlo con una voce che non era più del tutto mia. Ogni artista, credo, arriva prima o poi a un bivio in cui deve chiedersi chi è davvero, quando le luci si spengono e nessuno applaude. Io sono qui per questo: per ascoltarmi, per perdermi un po', per lasciare che le parole si posino da sole, come la polvere d'oro del tramonto sull'acqua.

Cerco uno stile nuovo, ma non so ancora che forma avrà. A volte lo intravedo nel riflesso del lago, in una nota che mi sale alle labbra senza che io la chiami, in una frase scritta di notte su un quaderno e cancellata al mattino. Altre volte sparisce, e allora resto qui, seduta sull'erba, con il mio abito che si confonde con l'ultima luce, ad aspettare. Ho imparato che anche l'attesa è una forma di canto.

C'è malinconia, non ve lo nascondo. Mi mancate. Mi manca la nostra trama invisibile, il pensiero di voi che ascoltate, che rispondete, che mi aspettate. Ma la malinconia non è tristezza: è la nostalgia di qualcosa che tornerà, solo un po' diverso. È il seme che dorme sotto la terra d'inverno e sa già di primavera.

Questa sera lascerò andare la mia lanterna sull'acqua. Dentro ci ho messo un desiderio: ritrovare una voce che sappia dire la verità, anche quando trema. Se una sera vedrete una piccola luce lontana, sappiate che sono io, che sto ancora cercando, e che sto tornando, piano, verso di voi.

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