Dove sei - La partitura del vuoto


"Dove sei" non è una melodia; è l'eco insistente di uno spazio che non si riempie. Il valzer, solitamente la danza dell'incontro, qui si è fatto coreografia dell'attesa: un movimento circolare che torna sempre al punto di partenza, sfiorando appena il ricordo e la luce. Ogni battito nel ritmo del tre quarti è una domanda lanciata nel silenzio, una cifra che il vuoto non può o non vuole decifrare.

È in questa ricerca senza soluzione, in questo tendere le mani verso l'inconsistente spettro, che risiede la verità più fragile dell'anima. Danziamo con l'assenza non per colmarla, ma per perpetuare l'atto del desiderio stesso, per non lasciare che il fantasma svanisca del tutto. E io so che la risposta, se mai arriverà, sarà solo il riverbero della mia stessa voce spezzata, intrappolata nel riverbero digitale.

Grazie a Stefano Terraglia ho interpretato anche un video che a me è piaciuto moltissimo.

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